(continua)
Entriamo finalmente nella top10 di questo 2011 che abbiamo appena lasciato alle spalle… bando alle ciance e via con la musica:
10° posto:

Acid House Kings – Music Sounds Better With You
Allegri, scanzonati, felicemente e orgogliosamente pop. Recensendo i Ponytail ho dichiarato che in questa Top15 ci sono due gruppi che usciranno presto dalla classifica perchè “troppo immediati rispetto ad album più riflessivi” e di solito sono proprio gli album più ostici all’inizio ad avere una vita musicale più lunga. A torto o a ragione ecco comunque l’altro gruppo in questione, gli allegrissimi Acid House Kings che oltrettutto scopro solo ora avere alle spalle un qualcosa come 20 anni di carriera. Un bellissimo disco, in fondo siamo nella Top10, con melodie trascinanti, azzeccatissime e la dimostrazione che si può fare musica banalmente “pop” mantendendo molto alta l’asticella della qualità.
9° posto:

Awolnation – Megalithic Symphony
Un album intero può reggersi su un unico singolo? La domanda è legittima ma la risposta, se affermativa, è riduttiva. La “sfortuna” di quest’album è proprio nel suo primo singolo, quella “Sail” che possiamo tranquillamente annoverare tra le migliori canzoni mai sentite nel 2011. La potenza di questo singolo oscurerebbe gran parte degli album dell’anno appena passato facendo passare in secondo piano altre meritevoli canzoni. Megalithic Symphony si regge su Sail ma Megalithic Symphony non è solo Sail (e perdonatemi le volute ripetitizioni). Se volete un ottimo disco di elettronica/dance che sembra fatto apposta per accontentare pure i cosiddetti “indie-snob”, allora questo lavoro di Awolnation è il disco adatto per voi.
8° posto:

She Wants Revenge – Valleyheart
E qua iniziano i dolori: sono questi i momenti in cui preferirei fare il “democristiano” ed assegnare un 6° posto a tre dischi che veramente non riesco a “scegliere”. Poi chiudo gli occhi, li riascolto e la matassa non si sbroglia, alternando le mie personali preferenze ogni volta che ascolto uno di questi album. Considerate quindi questo 8° posto come fosse un 7° o un 6°, in fondo è solo una questione di numeri. Ma parliamo dei She Wants Revenge: Valleyheart strizza l’occhio a quegli anni ’80 da cui veramente non riusciamo ad uscirne vivi. Tutte le canzoni trasudano “80s”… chiudete gli occhi, “dissossate il prodotto immaginando quello che state ascoltando suonato con la strumentazione di allora” e vi sembrerà di ascoltare i Simple Minds. O i Depeche Mode del periodo “Black Celebration”. In poche parole Valleyheart è il figlio mai nato di Black Celebration.
E con questo disco iniziamo ad inserire regolarmente tre brani nelle recensioni…
7° posto:

Chapel Club – Palace
Ottimo debutto questo dei Chapel Club, un disco che è stato costantemente nella mia Top5 per quasi tutto l’anno assestandosi poi in una buonissima 7a posizione. Al di là dei generi, i Chapel Club fanno un pop irrobustito da un tappetto sonoro che si avvicina ad un “rock venato di timido shoegaze”… le chitarre posso infatti avvicinare la band a gruppi che fanno dell’ultra-effetto il loro cavallo di battaglia, ma le melodie pop tradiscono la vera natura di questa band.
Un disco forse troppo lungo, tagliando cinque prescindibili canzoni i Chapel Club avrebbero potuto entrare pure nella Top3 ma non possiamo dimenticare le molte “note positive” di questo Palace. Promossi in attesa del loro prossimo lavoro, sperando di non aver dato fiducia ad un’ennesima “meteora”.
6° posto:

We Were Promised Jetpacks – In The Pit Of The Stomach
Ultima, piacevolissima scoperta in ordine di tempo. I WWPJ fanno uscire il loro secondo disco sul finire del 2011 ma nonostante l’esiguo tempo avuto per ascoltare si impone già tra gli album insostituibili nel mio lettore Mp3. La band scozzese (a proposito questo è l’anno del Regno Unito, non c’è scampo) ci propone in puro stile “indie” con sonorità classicamente sporche non disdegnando il ricorso all’accattivante melodia e a stacchi musicali volti ad accrescere la tensione… il cantato quasi monocorde nelle strofe è efficacemente bilanciato da ritornelli orecchiabili, rimanendo sempre nella “rumorosità delle chitarre” e nell’incidere trascinantemente monotono della base ritmica… ma qua con i WWPJ bisogna tornare alla grande verità di Zappa… “parlare di musica è come ballare d’architettura”… lasciamo quindi perdere le parole e facciamo strada ai video… e questa volta la scelta è ardua perchè sono almeno 6 le canzoni meritevoli di ascolto:
5° posto:

Beirut – The Rip Tide
Oh. Una band americana. O meglio, un progetto di un talento americano. Perchè i Beirut sono una sola persona, il talentuosissimo Zach Condon. E’ un paio di anni che l’Indie-Folk ha iniziato a ricevere moltissime attenzioni ma personalmente di questo sotto-genere ho sempre e solo considerato i soli War On Drugs. Ebbene, ecco arrivare i (il) Beirut con il loro (suo) terzo lavoro a farmi cambiare idea e capire che il Folk è ancora vivo e i porta-bandiera del genere non sono di certo i War On Drugs. No, non stò dimenticando i Fleet Foxes ma non li conosco così bene da poter parlare di loro con adeguata cognizione di causa. The Rip Tide comunque si fà ascoltare anche dai più ostici verso il “folk” e nonostante il cantato quasi laconico, monocorde e “pessimista”, la voce di Condon fà comunque presa sull’ascoltatore perchè sembra sempre sul punto di scoppiare… cosa che non accadrà mai ma che comunque non ci lascerà con l’amaro in bocca ed una sensazione di incompiuto, ma al contrario apprezzeremo questa “scelta stilistica”… ma anche in questo caso andiamo con i video e la musica…
4° posto:

Anna Calvi – Anna Calvi
Ed eccolo il debutto più travolgente di questo 2011: una delle frasi che più ho sentito in “rete” è stata che Anna Calvi avrebbe avuto un successo ancor più maggiore se P.J. Harvey avesse atteso un annetto per il suo ritorno sulle scene. Ma a mente fredda mi sento di escludere questa teoria, anzi rafforzando al contrario quanto appena scritto: Anna Calvi ha avuto un traino importante da Polly Jean finendo inevitabilmente sulla bocca di tutti prima ancora magari di aver sentito una sua canzone. Anna Calvi è un vero e proprio prodigio, e ascoltandola pure dal vivo l’estate scorsa si sono consolidate tutte le certezze che avevo su di lei e sono crollati quei pochi dubbi. Anna Calvi ha superato la prova “live” confermandosi un’ottima cantante e un’altrettanto ottima chitarrista, con una performance dove ha riproposto dal vivo il suo “debut album” senza sbavature. Non c’è null’altro da dire, se non di godersi ad occhi chiusi la sua musica e di andare a vederla quando tornerà dalle vostre parti. Non ve ne pentirete.
3° posto:
![]()
… and you will know us by the trail of dead – Tao Of The Dead
La band dal nome più improbabile di tutti i tempi supera la prova del tempo rimanendo nella Top3 della mia personale classifica sin dall’uscita di Tao Of The Dead, datata 4 febbraio 2011. Undici mesi al top per l’unica band che si avvicina “leggermente” ai miei antichi gusti. I Trail Of Dead spaziano dall’Alternative al Progressive senza mai perdere però la loro stella polare, il Rock. Tao Of Dead è infatti forse l’unico album dove abbiamo la certezza che venga suonato il buon vecchio “rock”, con tanto di potenti riff di chitarra alternati ad efficacissimi “giri di piano”, alternando così l’anima “alt” e quella “prog” della band. Un disco veramente bello, un Concept-Album che si merita il podio anche in virtù dell’ottima confezione del disco stesso, come già ampiamente descritto dal sottoscritto in questo stesso blog.
2° posto:

The Horrors – Skying
Gli Horrors si tingono di psichedelia. E si guadagnano un meritatissimo secondo posto in questa Top15. La band inglese (arridaje), che ho pure ascoltato dal vivo l’estate scorsa in un live-set molto più dark e shoegaze rispetto a quanto avremmo sentito in “Skying”, mantiene la strada maestra che ha permesso loro di ottenere notorietà con ottimi lavori quali “Strange House” e soprattutto “Primary Colours” regalandoci comunque delle atmosfere un pò più allegre, ma non troppo, in confronto al loro recente passato. Gli Horrors in Skying spingono ancor di più sul pedale della psichedelia ma soprattutto abbandonano in parte l’incedere “sincopato” dei loro singoli precedenti. Il risultato è un ottimo album con almeno quattro potenziali singoli, pezzi che potrebbero piacere anche a chi è assolutamente estraneo al movimento shoe-gaze.
1° posto:
![]()
P.J Harvey – Let England Shake
Un mio amico ha giustamente detto: Let England Shake dovrebbe essere ascoltato non solo per la musica ma anche per i testi. Questo fenomenale album diventerebbe ancor più colossale agli ascoltatori con una buona padronanza dell’inglese. E PJ Harvey ci regala quella che diventerà certamente una pietra miliare della musica degli ultimi anni, un Concept Album in onore dell’ amata/odiata Terra D’Albione, un disco che è un inno agli orrori della guerra, un disco da ascoltare e da leggere, un album da non “usare” come sottofondo ma da concedere il nostro corpo e la nostra mente per 40 indimenticabili minuti. L’album, senza se e senza ma, del 2011.
E con questo lungo post ho concluso la mia Top15 del 2011. Ho usato ben più delle canoniche due righe per ogni disco ma spero mi perdoniate il “logorroicismo”.























