Top50 2009-2013 pt.1

I 50 Migliori Album degli ultimi 5 anni

 

26°-50° posto

 

Bando alle ciance. Un’idea che doveva essere limitata a venti soli dischi ma che, a lista ultimata, non sono riuscito a scremare perchè tanti album meritevoli di ascolto sarebbero rimasti fuori. Ecco quindi una più esaustiva Top50… cinquanta album da ascoltare, riascoltare e possedere.

 

50° Posto: LCD Soundsystem – This Is Happening

Non il loro miglior disco ma l’ultima testimonianza di una band che si sarebbe sciolta l’anno successivo. This Is Happening è del 2010 e non si discosta dall’Electro-Indie dei lavori precedenti, in primis il capolavoro omonimo del 2005.

49° posto: Evans The Death – Evans The Death

Chitarra, batteria e soprattutto un basso “pesante”… Rock’n’Roll in salsa indie supportato da una voce femminile che contrasta perfettamente le linee ritmiche di queste canzoni per lo più veloci e “divertenti”.

 

48° posto: Sufjan Stevens – The Age Of Adz

Premessa: Sufjan Stevens l’ho ascoltato poco. Ho regolarmente riviato l’ascolto attento della sua discografia a favore di dischi più recenti, e decisamente meno di qualità. The Age Of Adz forse meriterebbe la Top10 ma solamente in questi giorni stò approfondendo i lavori del musicista americano. In The Age Of Adz il vero punto di forza è l’unione del folk con sperimentalismi al limite del minimal-elettronico… un pò come sentire i Beirut alle prese con una sessione assieme a Brian Eno.

47° posto: EMA – Past Life Martyred Saints

Ascoltare Erika M. Anderson ci fà ricordare quanto il Grunge ha dato al mondo della musica. Sono evidenti le influenze di EMA, soprattutto in questo “Past Life Martyred Saints”: strumentazione minima minima, senza esagerare in sovrapposizioni musicali e quant’altro ma quell’aria di “Noise” traspira sempre e comunque… un Noise più “cerebrale” che effettivo, che rimanda a quelle B-Sides dei Nirvana che sapevano tanto di sperimentazione.

46° posto: Titus Andronicus – The Monitor

I Titus Andronicus: un sanissimo e a sprazzi “retrò” Punk-Rock per una delle band più intelettualoidi dell’attuale panorama musicale. A partire già dal nome del gruppo per passare attraverso i titoli delle canzoni, e tralasciamo i testi delle stesse, i Titus Andronicus sono una realtà particolare e strana: a volte sembra di sentire i Dropkick Monkeys in preda a 48 ore di ininterrotta lettura di libri. Le musiche sono semplici, è puro Punk-Rock con poca voglia di stare dietro alla modernità… i Titus Andronicus potevano tranquillamente nascere negli ’80s e fare quest’album senza destare stupore. E non è un demerito, ogni tanto un’oretta di puro Punk-Rock non può che far bene. Poi se uno conosce pure bene l’inglese, beh… allora ascoltatevi attentamente il disco. Non vi deluderà.

45° posto: These New Puritans – Hidden

L’album, e gli stessi These New Puritans, gira attorno ad una delle canzoni più belle di sempre, probabilmente nella Top3 degli ultimi anni. We Want  War è un capolavori, tempo bassissimo, sezione ritmica al cardio-palma, un testo essenziale ma chiaro, (anti)sperimentazione nella sperimentazione, un pezzo che si presta a remix su remix ma la versione originale è qualcosa di cupamente delizioso. Hidden, l’album, chiaramente non riesce a tenere il passo di We Want War ma al suo interno troviamo qualche altro pezzo da permettere di apprezzare in toto il disco… Hologram e Attack Music ad esempio.

44° posto: Animal Collective – Merryweather Post Pavilion

A differenza di Hidden dei These New Puritans, Merryweather Post Pavilion degli Animal Collective non ha un pezzo “bomba” che “rischia” di essere ricordato nei prossimi decenni, ma è un LP più lineare e che spalma la qualità di un solo pezzo in un intero disco… le sonorità variano dall’elettronica all’utilizzo degli strumenti “canonici”, con una base di neo-psichedelia onnipresente. Un album da ascoltare dall’inizio alla fine perchè tanti sono i pezzi che meriterebbero di uscire come singoli… e per “spiegare” la varietà musicale degli Animal Collective sono costretto a mettere due pezzi… uno più elettronico, il secondo più… elettrico e “vivace”.

43° posto: Röyksopp – Junior

I Röyksopp. Un duo norvegese che ha sfornato una serie di “pezzoni” dagli albori di questo millennio. Junior forse non è nemmeno il loro più bel disco, forse non ha nemmeno le loro migliori canzoni, ma i Röyksopp meritano e devono stare in una Top50, soprattutto perchè “Junior” ci regala una ventata di freschezza, bpm alti e voglia magari di ballare… ogni tanto ci vuole visto che questa Top50 di certo non brilla per “ballabilità”. I pezzi migliori sono appunto quelli più “dance”, soprattutto laddove i Röyksopp non disdegnano l’utilizzo di effetti “Vintage” senza vergognarsi di apparire magari un pò troppo ’80s in taluni pezzi. Delle cantanti che collaborano al disco, quella che preferisco è Karin Dreijer Andersson, una delle voci più espressive ed evocative della musica.

42° posto: She Wants Revenge – Valleyheart

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Dopo un album abbastanza anonimo, che segue il buon debutto anonimo, i She Wants Revenge fanno uscire il loro terzo LP, un “contenitore” di possibili singoli da classifica. La formula è semplice: tastiere non invasive, chitarra, linea di basso semplice ma efficace e una batteria a scandire pesantamente il ritmo. Canzoni orecchiabili e commerciabili, alla lunga magari può stancare, vista la troppa immediatezza dei pezzi, però l’album “tira”.

41° posto: Real Estate – Real Estate

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Ho scoperto i Real Estate solamente due anni fà, in occasione del loro ultimo album “Days”. Ho quindi ascoltato il loro debutto, questo “Real Estate”. Lo ascoltavo, lo ascoltavo. Continuavo ad ascoltarlo, mi piaceva ma non riuscivo a capire perchè mi attraeva così tanto. Ero in pieno periodo “shoe-gaze” e fù proprio quel sotto-genere che mi fece accendere la lampadina: i Real Estate sono un gruppo shoe-gaze che si è fatto rubare tutti gli effetti e le distorsioni! Questa “sottrazione” ha regalato ai Real Estate quel tocco di unicità, una band che intenzionalmente ha staccato il piede sull’acceleratore fornendoci delle sonorità vicine alla neo-psichedelia ma “non troppo”, vicine al folk ma “non troppo”. Un “non troppo” che una volta tanto non fà per niente male.

40° posto: Shearwater – Golden Archipelago

Gli Shearwater. Golden Archipelago. Un album di “prova” in attesa della definitiva consacrazione che arriverà due anni dopo. Siamo nel 2010 e i Shearwater sono una band arrivata al suo decimo anno di attività con cinque album alle spalle e una carriera praticamente onesta: dischi da “ascolticchiare” ma da riporre in archivio dopo un pò di tempo. Poi un giorno arrivò “Golden Archipelago” e i Shearwater iniziano a fare sul serio: la band rimane sul sentiero tracciato ma finalmente, tra un brano e l’altro, compare qualche potenziale hit… gli ingredienti sono gli stessi: voce vellutata ma accattivante, un impianto musicale delicato ma capace pure di ringhiare, con questo LP è arrivato finalmente quell’ingrediente che ancora mancava… la qualità!

Dicevo… Golden Archipelago verrà comunque ricordato come un album di “prova”, un “preambolo” a quello che sarà uno dei capolavori degli ultimi anni… un album targato 2012 e che finirà dritto nella Top10 di questa classifica!

39° posto: Belong – Common Era

Lo Shoe-Gaze. Se dovessi scegliere un solo “genere” da ascoltare sarebbe una bella lotta tra lo Shoe-Gaze e la Neo-Psichedelia. Spesso oltrettutto questi due “sotto-generi” si ammalgano alla perfezione, The Horrors in primis. I Belong invece preferiscono addentrarsi nel pieno dello Shoe-Gaze e di tutti i suoi clichè: chitarre che sfornano rumorosissimi ed effettattissimi tappetti sonori, un basso “importante”, una voce che accompagna gli strumenti e non li sovrasta mai, nemmeno una sola volta.

Al tempo avevo scritto che ascoltare “Common Era” è un pò come sentire “Faith” dei Cure con le distorsioni all’ennesima potenza: a due anni di distanza non posso che confermare quanto avevo detto.

38° posto: Diiv – Oshin

Debut-Album per i DIIV e subito nella Top50 dei migliori dischi: gli ex-Dive suonano una delle più classiche commistioni dell’attuale panorama “indie”… sprazzi di Shoe-Gaze (non così effettati come i Belong) e di Dream-Pop, tanto da avvicinarsi ma non raggiungere sonorità neo-psichedeliche. Tastiere e chitarre sempre presenti, una voce che entra in campo solo quando è necessario e per brevi momenti, questi sono in sintesi i DIIV: la band poggia buona parte della sua presenza musicale su arpeggi di chitarra continuati ed ossessivi mentre le tastiere scorrazzano a disegnare questi “effetti sognanti” permettendo alla voce di farci visita, mai ingombrante.

Ero indeciso se inserire loro o i Beach House in questa Top50: anche questi ultimi con “Bloom” hanno fatto un disco di notevole interesse e possono essere paragonati ai DIIV se a questi vengono a mancare le sonorità “Shoe-Gaze”… i Beach House sono il Dream-Pop che manca ai DIIV.

Uno dei gruppi più “sognanti” di questa Top50, senza però mai eccedere in “lentezza”.

37° posto: The Brian Jonestown Massacre – Aufheben

Uno dei miei gruppi preferiti: dopo aver tentato strade nuove e più moderne con “Who Killed Sgt. Pepper?” del 2012, i Brian Jonestown Massacre tornano sui loro passi abbandonando le esagerazioni tastieristiche del precedente disco consegnandoci “Aufheben”, il vero successore di “Tepid Peppermint Wonderland”. Gli ispiratori dei Dandy Warhols ripartono quindi da zero riavvicinandosi all “Alt. Folk” che li ha fatti conoscere al mondo tanti anni fà, quando Anton Newcombe suonava alla pari dei già citati Dandy Warhols prima di cadere nel baratro delle dipendenze. Con Aufheben si rinasce: non un capolavoro ma un disco che si spera possa essere una ripartenza, per lui e per tutti quelli che hanno sempre creduto nei Brian Jonestown Massacre.

36° posto: Ariel Pink’s Haunted Graffiti – Before Today

Retroliscious: così il famoso critico musicale definisce il suo gruppo preferito, ovvero il folle Ariel Pink e i suoi Haunted Graffiti. Before Today, come tutta la produzione lo-fi dell’artista, è semplice da descrivere: Ariel Pink un giorno si prese una botta in testa e si dimenticò del “presente” iniziando a suonare in lo-fi come se fossimo rimasti ai ’70s. Before Today è un calderone di quello che una volta eravamo ma che ora non siamo più: Beach Boys, Beatles, i Pink Floyd di Syd Barrett, ma non solo… la “semi-ballad” Round and Round è uno dei pezzi più significativi di questi ultimi anni.

Non mi dilungo oltre perchè Ariel Pink lo troveremo pure più avanti, con Mature Themes… però se avete voglia di ascoltare un pò di “vintage” suonato oggi, questo è il gruppo giusto.

35° posto: The Horrors – Skying

Un altro gruppo presente due volte in questa classifica: gli Horrors sono la band più rappresentativa del panorama Shoe-Gaze Neo-Psichedelico e con questo Skying hanno dimostrato di non aver intenzione di abbandonare il trono… non siamo ai livelli del capolavoro “Primary Colours” ma questo loro ultimo lp si difende benissimo: lunghi e dilatati tappetti sonori, cavalcate musicali che partono piano piano per poi esplodere in prossimità con l’arrivo della voce… quando lo Shoe-Gaze incontra la Neo-Psichedelia, gli Horrors alzano la mano e dicono “presenti!”

34° posto: The National – High Violet

La band dei fratelli Dessner non riesce a bissare il successo di The Boxer (uscito nel 2007 quindi fuori “tempo massimo”) ma High Violet non è assolutamente un disco da buttare, anzi: i National non cambiano registro e regalano al pubblico un disco dall’impatto sonoro identico al precedente lavoro ma quel che manca ad High Violet è IL pezzo… quel “Fake Empire” che ha segnato giovani musicisti rilasciando più cover di quel brano… se conoscete i National sapete cosa troverete nei loro album, se non li conoscete… beh, basti sapere che una voce baritonale accompagna un tappetto sonoro calmo e con bpm volutamente bassi, un accompagnamento sonoro in una base ritmica comunque “pressante”.

33° posto: Beirut – The Rip Tide

Dopo quattro anni di silenzio il geniale Zach Condon torna con il marchio “Beirut” a farci ascoltare le sue sonorità folk mischiate con elementi balkan, elettronici e world music. Ma è l’impianto “folk” quello che regge dall’inizio alla fine The Rip Tide e ogni precedente lavoro dei Beirut: come nei National, anche qua non si raggiunge la qualità dei primi lavori di Condon ma The Rip Tide merita comunque la Top50, nonostante quest’album rischi di passare inosservato agli occhi dei più, causa mancanza di una “Hit” pesante.

32° posto: Delphic – Acolyte

Da Manchester, i Delphic incarnano la nuova frontiera dell’Elettronica: un gruppo rivelazione che è riuscito a portare “Doubt” al confine del Mainstream. I loro pezzi migliori sono però quelli strumentali, quando non badano ai limiti del tempo “commerciale” e si spingono ad arrivare agli otto minuti, in un crescendo e diminuendo incessante di elettronica pura che però può piacere anche al “fan dell’elettrico”.

31°posto: Depeche Mode – Delta Machine

Oh eccoci qua. Gli unici “dinosauri” presenti in questa Top50, e grazie a questa “apparizione” perdo qualche minuto per spiegare il mio apparente ostracismo verso tutti quei gruppi che hanno ormai “già dato”. Credo nel rinnovamento in ogni campo, da quello culturale a quello storico-politico, per passare a quello del lavoro. E inevitabilmente credo nel rinnovamento anche da un punto di vista musicale: non ho sinceramente interesse ad ascoltare più di una volta “cose già sentite” e se una band non è capace di adeguarsi al 2013 non troverà mai posto nei miei ascolti, al netto naturalmente delle solite eccezioni. Per questo motivo mi piace scoprire gruppi nuovi, soffermarmi su genere all’inizio lontani dai miei perchè sarò sempre convinto che la buona musica la si possa trovare dappertutto; poi è chiaro, le mie giornate durano purtroppo solamente ventiquattro ore e non ho tempo per esplorare ogni realtà musicale, accantonando quindi generi che per me hanno già fatto il loro tempo. David Bowie quest’anno ha fatto uscire un buon album, ma è pur sempre “solo” un buon album e la curiosità maggior più che nella musica era nella condizione dello stesso Duca Bianco. I Daft Punk hanno proseguito il loro percorso di ricerca tornando indietro nell’era del Funky e il loro disco non verrà ricordato come un capolavoro. I Black Sabbath, i Deep Purple e i Motorhead hanno fatto quello che tutti si aspettavano dovessero fare: lo stesso identico disco che fanno da quarantanni.

Ebbene, in tutta questa linearità preferisco concedere l’onore della Top50 ai Depeche Mode per pochi semplici motivi: per la prima volta da quando il gruppo è nato, Dave Gahan ha CANTATO, si è trasformato in cantante e non più in mero esecutore di canzoni, modulando la sua voce come mai aveva fatto in passato. E i pezzi ne hanno risentito in positivo, arrivando a proporre un disco che cancella le recenti (semi)delusioni della band.

30° posto: Metric – Fantasies

Quando hai una bella voce canadese, un chitarrista che passa senza difficoltà da un effetto all’altro, un tastierista che accompagna entrambi alla ricerca de “LA” canzone, il gioco è quasi fatto: Fantasies fortunatamente non si ferma al capolavoro “Help Me I’m Alive” ma riesce a sfornare altri pezzi di assoluto prestigio, dal “quasi” punk-rock di “Sick Muse” a melodie più prettamente tastieristiche quali “Gimme Sympathy”. Probabilmente della Top50 la band che più si affida alle chitarre, gruppi shoe-gaze a parte.

29° posto: The XX – Coexist

Poche parole per gli XX: sdraiatevi sul letto, chiudete gli occhi e rilassatevi mentre Croft e Sim intrecciano le loro voci su un delicatissimo tappetto ritmico, con ritmi lenti utili a darci un attimo di respiro, magari dopo aver ascoltato proprio il più vivace “Fantasies”. Un album da ascoltare dall’inizio alla fine, quasi un delitto dover prendere un pezzo solo perchè ogni minuto è legato a quello precedente e a quello successivo, con una continuità disarmante ma perfetta per un meritato “riposo”.

 

28° posto: Anna Calvi – Anna Calvi

Una delle rivelazioni degli ultimi anni: la giovane chitarrista londinese Anna Calvi sforna uno dei più bei debutti degli ultimi anni. Una voce potente in un corpo esile, una chitarrista sperimentale da far invidia a colleghi con ben più esperienza, una capacità musicale elevata conscia delle sue potenzialità… e con il successivo One Breath, uscito due mesi fà, si è visto che il suo lp di debutto non è stato un fulmine a ciel sereno… alternative, indie, etichettatela come volete ma il risultato è una cantautrice che ne farà di strada e che già in “Anna Calvi” ha regalato alla Storia un paio di brani che diventeranno immortali. E siamo appena agli inizi…

27° posto: The Antlers- Hospice

Adoro gli Antlers. Li amo. Pure il loro ultimo lavoro, Burst Apart, che dai fan non è stato accolto tanto bene. Eppur quando ho voglia di chiudere gli occhi e rilassarmi mi affido a loro, a quelle atmosfere sognanti in procinto di spezzarsi da un momento all’altro mentre la voce urla senza dare fastidio, sofferente e delicata… è inutile… li adoro. li amo. Domani già mi pentirò di aver messo “Hospice” così in basso in classifica.

26° posto: Tame Impala – Innerspeaker

Chiudiamo questa prima parte della Top50 con la band più puramente psichedelica del lotto: con i Tame Impala non si scherza, loro sono gli Ariel Pink della psichedelia… non c’è spazio per il termine “neo” davanti a quella parola… la band australiana è tornata indietro nel tempo e ci ha regalato un disco che poteva tranquillamente uscire tra la fine degli anni ’60 e gli inizi dei ’70s, e giusto giusto qualche tocco tastieristico moderno ci fà presupporre che siamo nel nuovo millennio… troveremo i Tame Impala anche nella parte alta di questa Top50 perchè Innerspeaker, pur bello, non è di certo il loro capolavoro… ma se qualcuno ha fame di psichedelia senza altri sub-generi di contorno può tranquillamente iniziare ad ascoltare questa band!

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